la scelta del nomeLa scelta del nome del proprio bambino è l’attività che da sempre si pone al centro dell’attenzione dei futuri genitori. Qualcuno inizia la selezione dopo il test positivo; molti rimandano il compito all’ultimo trimestre di gravidanza; altri ancora invece, eleggono la famosa rosa dei beati (solitamente una triade di nomi) e aspettano di vedere il volto del piccolo per scegliere quello che meglio s’addice. Personalmente sono passata per il sentiero della scelta del nome due volte e non posso dire di aver vissuto in entrambi i casi la stessa esperienza. Sarà perché i miei bambini sono figli della stessa madre, hanno dormito nello stesso ventre cullati dallo stesso cuore, ma sono arrivati percorrendo due strade nettamente diverse… fatto sta che la scelta dei loro nomi è avvenuta in modo radicalmente diverso. Il primo figlio è stato per me il coronamento di un sogno apparentemente irrealizzabile. Dopo due anni d’attesa ed un travagliato percorso, lui ha finalmente trovato rifugio dentro di me; il contenuto perfetto destinato a riempire quella vita che senza di lui appariva troppo vuota; il giusto appagamento di quell’indomabile istinto materno che non ne voleva proprio sapere di tacere. Quando ho scoperto di essere incinta quindi, ho iniziato a sfornare nomi su nomi, credo di aver percorso tutto l’alfabeto selezionando almeno due varianti per ciascuna lettera. Ho consultato libri, ho passato al setaccio tutti i nomi dei protagonisti principali dei miei film preferiti, ho cercato illuminazione sul web ma niente da fare! Quando pensavo di aver deciso, rimettevo tutto in discussione. Alla fine il suo nome è nato da una coincidenza che mi è tornata in mente al sesto mese di gravidanza. Avevo già un bel pancione prominente quando un episodio accaduto qualche giorno prima di scoprire la mia gravidanza è riaffiorato dall’oblio. Era la Festa del Santo Patrono (appunto Sant’Antonio) e, dopo la canonica parata, invece di perderci tra la fila di bancarelle illuminate, ci siamo trovati a seguire la processione. Nel bel mezzo dell’omelia il sacerdote invitò gli astanti ad esprimere un desiderio. Con gli occhi chiusi e le mani strette l’una nell’altra, restammo in silenzio. Un silenzio apparente che in realtà parlava di noi. Rimasi sorpresa. Pur essendo credenti non possiamo definirci  praticanti e la meraviglia fu talmente grande che, ad omelia conclusa, dissi ad A.:”Se questo mese dovessi essere incinta dovremmo chiamarlo Antonio!”. Scoppiammo in una fragorosa risata, la mia era un’ipotesi talmente  remota che suscitava la nostra stessa ilarità. Dopo 4 giorni vidi il mio primo test positivo. Non so bene perché, ma questo ricordo riaffiorò alla mente dopo mesi e da allora non ebbi più dubbi: il nostro bambino si sarebbe chiamato Antonio. La nostra bambina invece arrivò in una calda sera d’agosto, quando il desiderio di maternità era appena tornato a fare capolino tra le trame del mio cuore. Nemmeno il tempo di parlarne che lei aveva già spiccato il volo per raggiungerci. La scelta del suo nome avvenne in modo spontaneo, naturale, istintivo, seguendo la stessa impronta scelta da lei per trovarci. Questa volta avevamo deciso di non lasciarci prendere dalla frenesia. “Ci penseremo più in là” ci eravamo detti. Un giorno però la mia mente partorì una delicata immagine raffigurante una sequela di petali colorati che volteggiavano su di uno sfondo azzurro cielo. Senza un preciso “perché” pronunciai un nome:“Viola”. Lui mi guardò sorridendo; tornò a ripetere il nome una volta, due e ancora una terza volta abbinandolo al cognome e, più lo ripeteva e più io lo sentivo suo. A maggio la “mia Viola” sbocciò illuminando quella fredda sala parto e non appena mi guardò con il suo faccino imbronciato, capii subito di aver fatto la scelta giusta. Così come era già accaduto, probabilmente anche il nome della mia bambina era da sempre racchiuso nel mio cuore, dovevo soltanto attendere la scintilla tesa a palesarlo. Se è vero quindi che la scelta del nome è un compito che spetta ai genitori, in realtà credo ci sia sempre un segnale che “accende la freccia” su quello giusto. Voi come avete fatto la scelta del nome del vostro bambino? Da quale fonte avete tratto spunto? Dite la vostra! Questo post partecipa al BLOG TANK Donna  Moderna di Febbraio.

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