AmniocentesiL’amniocentesi è un esame diagnostico di tipo invasivo che si esegue, sotto stretto controllo ecografico, inserendo un ago di circa 12 mm. nell’addome della gestante, al fine di praticare un foro nel sacco amniotico e prelevare un campione del liquido presente all’interno.

Il liquido amniotico sarà successivamente esaminato e consentirà di analizzare le cellule fetali presenti all’interno, evidenziando così eventuali malformazioni cromosomiche tra cui la Trisonomia 21, anche detta Sindrome di Down.

Oltre alle alterazioni genetiche, inoltre, l’amniocentesi consente di individuare con assoluta certezza anche il sesso del nascituro, nonché eventuali complicanze fetali e la presenza di molte anomalie cromosomiche come la fibrosi cistica.

Nella maggior parte dei casi l’amniocentesi si esegue tra la 16ma e la 18ma settimana, e la sua esecuzione può essere motivata da differenti situazioni particolari come:

  • Un valore alterato precedentemente emerso dalla translucenza nucale;
  • Età avanzata della madre;
  • Presenza in famiglia di soggetti con difetti genetici che possano far sospettare un rischio di tipo ereditario.

L’amniocentesi precoce

L’amniocentesi precoce, può essere effettuata anche alla 15ma° settimana e consente di eseguire con largo anticipo il dosaggio dell’alfa-feto proteina. Un dosaggio utile per diagnosticare l’eventuale presenza di problemi riferiti ad una malformazione del tubo neurale. Prima della 15ma settimana non è consigliabile fare l’esame poiché le cellule fetali non potrebbero ancora garantire una moltiplicazione cellulare soddisfacente.

Come si effettua l’amniocentesi

Prima dell’esame la donna dovrà sostenere un colloquio e durante questo incontro, il medico raccoglierà le informazioni necessarie ad individuare il tipo di analisi da eseguire sul liquido amniotico.

Trattandosi di un esame piuttosto invasivo, qualche giorno prima dell’amniocentesi, alla donna sarà prescritta una terapia antibiotica per scongiurare la comparsa di infezioni pericolose per il feto.

Durante l’esame, l’ago sarà inserito per via transaddominale e la mano del personale medico addetto all’esecuzione del prelievo, sarà guidata mediante monitoraggio ecografico. Al fine di evitare il contatto con il piccolo, infine, la sede d’ingresso dell’ago sarà identificata dopo aver controllato la posizione del feto.

Amniocentesi e aborti: una correlazione che fa paura.

Nonostante l’amniocentesi faccia molta paura, la percentuale di aborti conseguente all’esame è davvero bassissima.

Il rischio principale è un aborto causato da un’infezione del liquido amniotico ovvero la morte intrauterina a seguito di una eccessiva fuoriuscita di liquido amniotico dal foro praticato o ancora, un avvio anticipato del travaglio con conseguente parto prematuro.

Al fine di scongiurare l’insorgere di queste complicanze, oltre la terapia antibiotica, dopo l’esame la gestante dovrà osservare un periodo di riposo di circa 48 ore.

In questi due giorni dovrà evitare gli spostamenti in auto e dovrà restare a riposo, per poi riprendere a condurre la vita di tutti i giorni, allo scadere del termine cautelare.

Quanto tempo ci vuole per ottenere i risultati dell’amniocentesi?

Una volta eseguito l’esame, si dovrà attendere qualche giorno prima di ottenere I risultati.

Le cellule fetali, infatti, dovranno osservare un periodo di coltura di circa 15 giorni, per fornire un risultato certo. Gli esiti quindi, non saranno comunicati alla gestante prima di 20-25 giorni.

 

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Foto di: Mike Jennings (Flickr)

 

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