Petaloso: il termine inventato dal piccolo MatteopetalosoPetaloso, è questo l’aggettivo che Matteo, un bambino che frequenta la classe terza di una scuola primaria di Copparo (FE), ha scelto  per descrivere un fiore.

La sua maestra l’ha definito “un errore bello” ed è rimasta talmente colpita dalla creatività del suo piccolo alunno che ha deciso di richiedere la valutazione del termine all’Accademia della Crusca.

La risposta non si è fatta attendere e il 23 febbraio 2016, Matteo ha ricevuto l’attesa risposta da parte della Redazione Consulenza linguistica dell’Ente. La lettera recita:

Caro Matteo,

la parola che hai inventato è una parola ben formata e potrebbe essere usata in italiano così come sono usate parole formate nello stesso modo.”

Hai unito petalo+oso à petaloso = pieno di petali, con tanti petali.

 Allo stesso modo esistono parole simili come:

Peloso (pelo + oso) o coraggioso (coraggio + oso). 

La tua parola è bella e chiara ma per entrare nel vocabolario bisogna che questa sia nota alla comunità e sia utilizzata e compresa non soltanto da chi l’ha inventata ma dalla collettività intera.

Insomma, bisogna che “petaloso” entri a far parte del linguaggio comune.

Se molte persone in Italia inizieranno a definire un fiore con l’aggettivo “petaloso”, allora chi scrive i vocabolari lo inserirà nelle prossime edizioni.

La sua maestra, Margherita Aurora, ha deciso di aiutare il piccolo a realizzare il suo sogno e ha pubblicato questo post sul suo profilo FB .

petaloso

petaloso

Tanto è bastato per fare breccia nel cuore del popolo del web ed è subito partito il “tam tam mediatico”.

Poche ore e l’hashtag #petaloso era già virale e aveva conquistato milioni di utenti Facebook e Twitter.

Il lieto fine di questa bella storia?

Bhe, il termine petaloso ancora non è stato contemplato nei vocabolari (ma secondo me è soltanto una questione di tempo ma è certamente utilizzato e compreso da tutti gli utenti del web e ha permesso a Matteo e alla sua classe di ricevere un invito da parte dell’Accademia della Crusca per visitare la sede fiorentina dell’Ente.

Perché ho deciso di scrivere la mia impressione su questa vicenda?

Perché queste sono le storie che mi danno ancora un motivo per sperare in un mondo migliore.

Pensare che la rete intera si è stretta in un abbraccio virtuale per dare speranza al sogno di un bambino mi ha fatto sorridere e pensare.

“Forse non è tutto perduto, forse c’è ancora qualcosa di buono in questo mondo corrotto, violento, impietoso”.

Se solo riuscissimo ad osservare ciò che ci circonda con gli occhi di un bambino, allora anche a noi, forse, il panorama sembrerebbe più… #petaloso. 🙂

 

Commenti